C’era una volta nasce dall’idea di mischiare, in una narrazione, parole e ceramica. Infatti il piccolo paesaggio, che ora si fa scatola, ora fermacarte, ora miniatura, è anche il protagonista di un racconto in 100 parole.

Once upon a time comes from the idea of mixing, through a story tale, words and ceramic. The small village is indeed the main character – through a box, a paperweight, a miniature – in a story of 100 words.  

La casa di Babbo Natale

Santa’s house


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“In un angolo di terra, in mezzo al ghiaccio, c’è una casa dal tetto rosso con un grande abete verde. Dicono che ci viva Babbo Natale, ma non ci sono telecamere, nessuna foto sui social, nè video in rete.
Il Grande Vecchio compare nel mondo tre giorni l’anno, correndo come un matto di qua e di là.
Un lavoro massacrante e sottopagato: turni di notte, straordinari, niente pause o interruzioni. Scende dai camini nei paesi freddi, in quelli caldi gioca in spiaggia con i gabbiani. A tutti consegna regali, nessuno escluso.
Poi sparisce di nuovo, per tornare alla sua pace.”

 


La gentilezza bagna le acque del lago  

Kidness wets the waters of the lake

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“Da alcuni giorni una notizia corre veloce su tutti i media e i social.
C’è un piccolo paese dove si litiga poco, si discute molto e le parole non sono armi, ma ponti. Si usano con cura e attenzione sapendo che ciascuna ha una conseguenza.
Pare che la gentilezza abiti ogni casa, ogni ufficio, ogni palestra, perfino le cucine dei ristoranti.
Anche il turista più animoso e arrabbiato, quando passa da qui cede e si placa.
Difficile una spiegazione scientifica. Fonti poco ufficiali raccontano di un’acqua speciale che uscirebbe dai rubinetti. I più, però, sostengono che sia solo questione di lago.”

“It’s been few days since the news started speeding on the media and the social networks.
There’s a small village where there are very little fights, people talk a lot and the words are not weapons, but bridges. The words are used carefully knowing that each one of them brings consequences.
It seems that kindness lives in every house, every office, every gym, even in every restaurant kitchens.
Even the most lively and angry tourist, whenever she/he comes through, immediately gives us and calms down.
It’s hard to find a scientific explanation. Rumours say there’s special water coming out of the faucets. Nevertheless, the majority simply thinks it is because of the lake.”

Di sogni è fatta la luce del mio faro  

My lighthouse is made out of dreams


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“Mi sono chiesto, un giorno, che fine facesse l’energia imprigionata nei sogni.
Nei miei e nei tuoi sogni. In quelli fatti al buio ma anche ad occhi aperti. Nei sogni dei bambini e in quelli dei ragazzi. Nei sogni dei vecchi e di chi vorrebbe cambiare il mondo.
Un enorme potenziale energetico che però nessuno finora aveva mai preso in considerazione.
Ci ho pensato io. Studiando e ristudiando, ho inventato una macchina che prende l’energia rinchiusa nei cassetti e nei cuori e la trasforma in luce.
Così di sogni è fatta la luce del mio faro, che illumina cielo e mare.”

“I asked myself, one day, where would the embraced energy in dreams go.
In my dreams in your dreams. In those ones made within darkness as well as the ones made with open eyes. In children’s dreams and in the teenagers’ ones. In elders’ dreams and in those of whom would like to change the world.
A great potential that none has yet taken into consideration.
I, took care of it. Studies after studies, I created a machine that catches the energy enclosed in drawers and hearts transforming it into light.
Thus my lighthouse is made of dreams, that light up the sky and the sea.”

Il ponte che serve per tornare  

The bridge made to return


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“Sono andata via dal mio paese in barca un giorno di aprile del millenocentononsoche.
Volevo cercare la fortuna del mondo, il luogo dove diventare grande, la strada migliore per fare qualcosa di buono e dare un senso alla mia vita.
Negli anni sono cresciuta, ho girato per luoghi diversi, ho fatto tante cose, anche importanti.
Poi ho cominciato a invecchiare e ho desiderato tornare.
Così ho fatto progettare questo lungo ponte: ero troppo vecchia per la barca e volevo tornare indietro lentamente.
Camminando un giorno dopo l’altro, finalmente sono arrivata da dove sono partita.
Ora so che mi posso fermare.”

“I ran away my small town on my boat on an April day of nineteen something.
I wanted to find the luck of the world, somewhere to grow up, the best journey to make something good and find a meaning in my life.
Through the years I grew up, traveled through different places, done many things, even important.
Then I started growing old and dreamed of coming back.
Thus I made this long bridge designed: I was too old for the boat and I wanted to slowly return. 
Walking, day by day, I finally arrived to my starting point.
I know now I can stop.”

Come scappare dal principe azzurro e imparare ad essere felice  

How to run away from Prince Charming and learn how to be happy


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“Questo è il racconto di una principessa che per scappare dal principe azzurro si rifugiò in una barchetta in mezzo al lago.
Di notte la paura la prendeva perché non vedeva la sponda, di giorno temeva la sponda, perché non voleva tornare.
Mangiava i pesci del lago, dormiva sotto le stelle, contava i colori del cielo.
Poi un giorno capì che da sola poteva star bene.
Allora decise di tornare alla sponda.
Remò dal centro alla riva, toccò la sabbia sicura, e si guardò intorno un po’ spaventata. Sorpresa, scoprì che non c’era più nessun principe azzurro. Nè di altro colore.”

“This is the story of a princess running away from Prince Charming and hiding on a small boat in the middle of a lake.
At night she was scared since she couldn’t see the shore, at night she was frightened by is, because she didn’t want to come back.
She was eating fish from the lake, sleeping under the stars, counting the colours of the sky.
Then one day she realised she couldn’t be happy by herself.
She therefore decided to come back to the shore. 
She paddled from the center of the lake to the bank, she touched the sand and looked around slightly scared.
Surprised, she discover that there was no Prince Charming. Or any other kind.”

La casa abitata dal silenzio  

The house owned by the silence


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“La casa in mezzo al lago è abitata dal Silenzio, un ricco proprietario, piuttosto stravagante!
L’ edificio, all’esterno, ha molte finestre, ognuna affacciata su un panorama diverso.
L’interno è funzionale e discreto. Tutto é bianco: le pareti, i pavimenti, i mobili. Perfino il cibo nel frigorifero. (Pare che i colori facciano rumore!)
Una scala, di materiale fonoassorbente, sale dal primo al terzo piano, dove c’è lo studio del proprietario. Tutto ciò che la casa contiene è acusticamente isolato. Porte che non cigolano, sedie che non scricchiolano, perfino acqua che scorre senza suono.
Nemmeno il fruscio della carta scompone la casa.”

“The house in the middle of the lake is inhabited by the Silence, a rich owner, rather eccentric!
The building, from the outside, has many windows, each looking towards a different view.
The interiors are functional and discreet. Everything is white: the walls, the floors, the furniture. Even the food inside the fridge. (Colours make noise apparently!)
A staircase, whose material is sound-absorbent, goes from the first to the third floor, where there’s the owner’s study. Everything the house has is sound-proofed. The doors don’t creak, the chairs don’t squeak, even water flows without any sound.
Not even a paper wish would break the silence.”

Il paese senza vie d’uscita  

The village with no exit


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“Il mio paese ha case con i tetti rossi, una accanto all’altra, fiori alle finestre e profumo di pane alle porte. Si vive bene, raccogliendo ogni giorno ciò che dà.
Però é un paese senza vie d’uscita. L’urbanista che lo progettò dimenticò di farne e la ditta che lo costruì, non trovando strade per andarsene, rimase a vivere qui.
In verità anche la gente non si è mai accorta di niente e si è adattata benissimo. Nessuno
psicologo in questo paese, niente ansiolitici e antidepressivi.
In effetti, chi nasce ignorando le vie di uscita, vive tranquillo e assopisce il cuore.”

“My village has houses with red roofs, one after the other, flowers at the window and a smell of fresh bread close by. Life is good, taking everyday what it offers you.
Nevertheless the village has no exit. The urban planner that designed it forgot to put any and the construction company, not finding any, remained to live here. 
To be honest, not even its inhabitants ever realised and it’s always been good. No psychologist in this town, no anxiolytics not antidepressants. 
Actually, if you’re born ignoring a way to escape, you live peacefully with a dozed off heart.”